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Smart City, che cosa sono e come funzionano le città intelligenti

Di smart city, città intelligente, si parla da anni, ma spesso il termine è utilizzato in modo vago o improprio, a volte con  focus esclusivamente tecnologico, a volte con un’approccio addirittura fantascientifico. Ma cosa sono davvero le città innovative e tecnologiche? E qual è la situazione in Italia? Vediamolo insieme.

Indice degli argomenti

Smart city: cosa sono

La smart city è una città che gestisce le risorse in modo intelligente, mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, ed è attenta alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini. È, insomma, uno spazio territoriale che sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale, ma anche sostenibile e attrattiva. Le smart city sono più competitive della media delle altre città e rappresentano un volano importante per l’economia di un Paese.

Quali sono le caratteristiche di una smart city

Nelle smart city – almeno in quelle ideali teorizzate dalla letteratura sull’argomento – è presente un elevato livello di connettività, le strade sono percorse da auto a guida autonoma, gli incroci sono regolati da semafori intelligenti, gli oggetti si scambiano informazioni tra di loro grazie all’Internet of Things. Ma ci sono anche ampi spazi verdi, il traffico è fluido ed è possibile praticare una mobilità sostenibile fatta di bike sharing, car sharing e auto ibride o elettriche. Per tutti questi motivi la smart city è costellata di sensori che generano una grande quantità di dati, i quali possono alimentare servizi più evoluti ed in tempo reale, e permettere alle amministrazioni una gestione sempre più efficiente.

A cosa servono le smart city

L’obiettivo finale di una città smart è migliorare la vita dei cittadini e chi si trova a vivere e muoversi in quella città. Varie ricerche hanno dimostrato che un luogo di questo tipo è in grado di offrire una serie di benefici fra i quali l’aumento dei livelli di salute di chi vi risiede, una riduzione dell’inquinamento, maggiori possibilità di lavoro e anche un ritorno in termini di guadagno finanziario. A questo proposito si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Questo fatturato include tutte le entrate generate dalle aziende che offrono tecnologie e prodotti in grado di creare maggiore valore all’interno dell’ambiente cittadino. Per esempio aziende che forniscono l’infrastruttura necessaria (tecnologie di cloud computing e connettività) o prodotti per la smart home.

Smart city e Covid19

La pandemia di Covid-19 ha costretto a ripensare il concetto di smart cityNelle nostre città, anche in quelle più smart (soprattutto in quelle?), ci ammaliamo, e non solo di coronavirus. Secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ogni anno nel mondo muoiono circa 8 milioni di persone per cause attribuibili all’inquinamento atmosferico, sia in locali chiusi (4,3 milioni), sia all’aperto (3,7 milioni). Si tratta dello 0,1% della popolazione mondiale.

Quali sono le aree sulle quali lavorare nel post-pandemia per realizzare davvero una città “intelligente” e quindi più sostenibile? La tecnologia e l’innovazione possono portare il loro contributo, dai trasporti agli impianti di areazione. E si può riflettere sul cambiamento che l’adozione dello smart working avrà sulle cittàcambieranno i luoghi di lavoro, ma probabilmente anche i centri finanziari delle metropoli non saranno più gli stessi. Il lavoro agile svuoterà i centri finanziari delle metropoli? Gli uffici saranno sostituiti da qualcos’altro (centri culturali? Enti a impatto sociale?) oppure resteranno edifici-fantasma? I territori periferici e le province acquisiranno rilevanza a scapito dei centri-città?

Secondo Carlo Ratti, ingegnere, architetto, docente al MIT di Boston e considerato tra i maggiori esperti mondiali nel campo dell’innovazione urbana, “l’emergenza sanitaria scaturita dall’attuale pandemia ha messo a dura prova le grandi città, le cosiddette ‘global cities’ in cui si concentravano tutti i quartier generali delle grandi multinazionali e i centri finanziari, dove interi distretti dirigenziali e tutte le attività accessorie hanno subito gli effetti del lockdown”. Il ripopolamento dei centri urbani – afferma lo studioso – sarà strettamente correlato al cambio di paradigma che riguarderà i processi lavorativi: se il mondo ibrido che ci viene prospettato, in cui lavoreremo in parte da casa e in parte in ufficio, prenderà piede, per forza di cose assisteremo a un mutamento degli assetti, degli equilibri geografici e urbani che siamo abituati a conoscere. Un simile scenario, sottolinea Ratti, potrebbe risultare fecondo soprattutto “per quei centri di taglia media che sono ben collegati con le altre città del territorio, per cui io potrei andare a vivere in un posto che magari è a un’ora di alta velocità dalla grande metropoli in cui si trova la sede centrale dell’azienda per cui lavoro e dove magari posso andare per qualche giorno a settimana, o per un meeting quando serve”

 

Esempi di smart city in Italia

ICity Rank 2020: la città più digitale è Firenze, Milano perde il primato

Fino all’avvento della pandemia, Milano deteneva saldamente lo scettro di smart city d’Italia. Poi, nel 2020, la discesa di due posizioni. Secondo ICity Rank 2020 (gruppo Digital360) nell’anno della pandemia la città più digitale d’Italia è risultata essere Firenze, seguita da Bologna, mentre Milano è slittata al terzo posto, perdendo il primato che aveva mantenuto per 6 anni di fila.

Nel 2020 – prosegue il rapporto di FPA – l’emergenza legata al Covid19 ha accelerato la trasformazione digitale delle città italiane, anche se in modo non uniforme: si evidenzia una profonda differenza tra Nord e Sud, con alcune brillanti eccezioni del Mezzogiorno, si rafforza il ruolo guida dei capoluoghi metropolitani ed emerge una significativa reazione delle città più colpite dalla pandemia.

Città più digitali: la classifica 2020

La classifica di ICity Rank 2020 vede le prime dieci città (Firenze, Bologna, Milano, Roma Capitale, Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Venezia) con un livello di digitalizzazione “molto avanzato”, seguite da un gruppo di altre 15 di livello “avanzato”: Parma, ReggioEmilia, Palermo, Pavia, Brescia, Genova, Lecce, Cremona, Prato, Bari, Pisa, Verona, Vicenza, Bolzano e Forlì. Nel ranking ci sono poi 23 città con un livello discreto”: Rimini, Mantova, Livorno, Monza, Piacenza, Siena, Ravenna, Treviso, Udine, Perugia, La Spezia, Napoli, Ferrara, Novara, Pordenone, Padova, Trieste, Lodi, Arezzo, Pesaro, Ancona, Verbania, Lecco. E ancora 24 capoluoghi di livello “intermedio” e altri 27 con una digitalizzazione solo “avviata”. Chiudono la classifica 8 città con ritardi critici, quasi tutte del Sud: Taranto, Avellino, Caserta, Carbonia, Nuoro, Enna, Chieti e, ultima, Agrigento.

Città più digitali: la classifica settoriale

Guardando i singoli indicatori che compongono l’indagine, Pisa si distingue per il secondo posto nella graduatoria dei servizi online (subito dopo Roma); Trento guadagna il primato nelle app municipali (congiunto con Bologna. Firenze e Modena), Cremona è la prima città d’Italia nelle piattaforme digitali (insieme a Bologna e Milano); Palermo è al top per disponibilità di open data (insieme a Firenze e Milano); Bergamo e Venezia sono al secondo posto per wifi pubblico; Bolzano e Mantova evidenziano i migliori risultati nell’IoT e tecnologie di rete; mentre nella graduatoria della trasparenza si collocano al vertice congiuntamente Bari, Benevento, Catanzaro, Latina, Novara, Padova e Trento, oltre che Milano e Firenze.

 

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Redazione